venerdì 1 giugno 2012

primi risultati dello psicologo in farmacia

“Lo Psicologo in Farmacia”

Dott.ssa Manuela Giambanco
Via Varesina, 183
22100 Como
3381617070
Psicologo-como.blogspot.com

Il progetto “ Lo psicologo in farmacia”, presso la Farmacia di Breccia a Como, è iniziato a giugno del 2011.
Il progetto nasce con lo scopo di creare un servizio di facile accesso per tutti i clienti della farmacia, in cui è possibile avere informazioni per la gestione delle difficoltà nella vita relazionale e lavorativa. Le aree di interesse spaziano dall’ambito più strettamente psicopatologico (disturbi di anisa, attacchi di panico e depressione), all’ambito delle relazioni familiari, comprese le problematiche e i contenziosi che possono nascere all’interno di una separazione (con la collaborazione di un legale), all’ambito della terza età. In questo caso vengono date informazioni circa le demenze senili e il supporto ai familiari (caregiver) che si prendono cura di pazienti con malattie croniche e degenerative.
            Il motivo che ha spinto a scegliere la  farmacia per svolgere il progetto è la possibilità, per il cliente, di avere informazioni fruibili e di facilli accesso, al pari di quando si rivolge al banco del farmacista.
Il servizio è rivolto a tutti i clienti, che ne fanno richiesta,  e si è svolto sia presso la farmacia, in un luogo appropriato,  sia nello studio del professionista. La scelta del luogo dell’ incontro è a discrezione del paziente, in base alla necessità di maggiore riservatezza.
           
In sei mesi (da giugno a dicembre 2011) le persone che hanno usufruito del servizio sono sette (7). A questi, dopo i due incontri gratuiti, è stato somministrato un questionario di gradimento composto da 5 domande,  in cui   le risposte vengono scelte in base ad una scala likert a 4 punti. Si inizia da un punteggio di 1 (poco rilevante) fino a 4 (molto rilevante).
            Globalmente i clienti che hanno usufruito del servizio lo hanno considerato positivante, ovvero molto rilevante.
 Concludendo possiamo dire che i clienti hannno valutato più che positivamente  il  servizio offerto dalla farmacia, ritenendolo chiaro, di facile accesso e utile per avere informazioni su problematiche psicopatologiche o su dubbi nella relazione familiari.


                                                                                                           
                                                                                   

domenica 5 febbraio 2012

Psicologo Como: la consulenza in farmacia si allarga

Psicologo Como: la consulenza in farmacia si allarga: “Lo Psicologo in Farmacia” La dott.ssa Manuela Giambanco (psicologo) propone un nuovo servizio GRATUITO , presso la Farmacia di Prestino...

la consulenza in farmacia si allarga

“Lo Psicologo in Farmacia”

La dott.ssa Manuela Giambanco (psicologo) propone un nuovo servizio GRATUITO, presso la Farmacia di Prestino (Como) e la Farmacia di Breccia (Como):

                             La CONSULENZA PSICOLOGICA

La dott.ssa Manuela Giambanco, psicologo clinico e iscritto all’Albo degli Psicologi della Lombardia, promuove una consulenza psicologica gratuita per le seguenti tematiche:

·        Consulenza individuale (Disturbo d’Ansia, Depressione, Disturbi alimentari, Demenza senile e di Alzheimer.);
·        Consulenza di coppia (problemi di coppia e gestione dei figli);
·        Gestione dello stress e “mediazione familiare” nelle separazioni (in collaborazione con un legale);
·        Supporto psicologico ai familiari e ai pazienti con malattie croniche, demenza di Alzheimer e demenza senile.

Le prime due sedute di consulenza sono Gratuite e si svolgeranno presso la Farmacia di Prestino (in un luogo adeguato) previo appuntamento.
Le successive sedute saranno a pagamento, secondo il tariffario nazionale dell’Ordine degli Psicologi: consulenza individuale €50, consulenza di coppia €80. Tali incontri si svolgeranno presso il Centro di medicina Estetica “Centro Lariano” in via Napoleona a Como.

Per appuntamento contattare dal lun. al ven. dalle h 13 la dott.ssa Manuela Giambanco al numero 3381617070.

venerdì 26 agosto 2011

con Settembre riprende il mese della salute


Il CENTRO ESTETICO LARIANO
Via Napoleona 84, 22100 Como

Presenta

MESE DELLA SALUTE
Consulenza psicologica gratuita (1 o 2 colloqui in base alla problematica presentata)

Gestite dalla
Dott.ssa Manuela Giambanco
Iscritto Ordine degli Psicologi della Lombardia (03/8472 del 01/12/04)
Psicologo clinico

Esperto in
-Colloqui individuali;
-Colloqui di coppia;
-Gestione dell’ansia e depressione;
-Gestione di problematiche  riguardanti la terza età;
-Supporto psicologico al paziente e ai familiari nelle demenze senili (d. Alzheimer, Parkinson, Demenze vascolari).

Per prenotazioni rivolgersi al
031-590335  o 338-1617070

Nuove iniziative per i familiari che assistono le persone con malattia di Alzheimer

SONO APERTE LE ISCRIZIONI PER IL GRUPPO ABC:
                                                                                                                                                                                                                                       
LA CONVERSAZIONE POSSIBILE CON IL FAMILIARE ALZHEIMER

I familiari-caregiver dei malati di Alzheimer sono stati riconosciuti come le “vittime nascoste” della malattia. L’ impegno (in termini di tempo e di energie) nella gestione della patologia del congiunto, assorbe completamente lo stesso caregiver con conseguenze che raggiungono anche livelli gravi d’ insonnia o depressione.
Questa situazione di disagio in più instaura spesso, anche senza volerlo, una relazione malsana con il familiare che viene visto solo come demente e che dunque spinge lo stesso malato ad identificarsi e comportarsi come tale.
I gruppi nascono con l’idea di poter sovvertire questo schema e stabilire una conversazione “felice” tra il familiare-caregiver e il paziente affetto da malattia di Alzheimer: a sua volta questa diventa una relazione “felice”.
Il termine “felice” è volutamente provocatorio ed indica  l’ instaurazione di  una conversazione con il proprio congiunto con demenza di Alzheimer, non tanto con l’obiettivo di un miglioramento dei sintomi e/o del recupero della memoria, ma che va vista nell’ ottica di aiutarlo a stare il meglio possibile nonostante la malattia. Ciò favorisce e incentiva la “felicità” del familiare-caregiver e di riflesso, contemporaneamente, quella della persona con demenza.

COSA SONO I GRUPPI ABC

I gruppi ABC  non ricadono nell’ ambito dei gruppi psicoeducativi nè dei gruppi di sostegno, ma gruppi che nascono con lo scopo di mettere in primo piano una migliore comunicazione con il familiare, riconoscendo i propri desideri, i propri bisogni e le proprie risorse, il tutto attraverso l’uso della terapia conversazionale-capacitante. Tale approccio si basa sul principio che la malattia di Alzheimer oltre ad essere una demenza degenerativa, con perdita della memoria, alterazione comportamentale e disturbi psichiatrici, è anche una malattia della parola. All’interno della terapia conversazionale ogni parola detta dal paziente, anche se incomprensibile, ci permette di comprendere e rendere più leggibile il “mosaico” del suo mondo, riconoscendo e dando significato a ciò che viene pronunciato  rendendo la persona malata più rassicurata e tranquilla.


Per infomazione rivolgersi alla dott.ssa Manuela Giambanco
338-1617070



lunedì 4 luglio 2011

Le Demenze Senili: consigli utili su come gestire i nostri anziani a domicilio

                                LA DEMENZA SENILE

Negli ultimi anni l’aspettativa di vita è aumentata notevolmente e accanto a problemi sociali ha portato con sé problemi di natura sanitaria. Tra questi, importante per le implicazioni di carattere sociale (ricoveri in ospedale, assistenza domiciliare, ecc.), ha una notevole diffusione la demenza.
La sindrome demenziale è una patologia che causa una deterioramento delle funzioni cognitive, che condiziona significativamente l’espletamento delle attività quotidiane. Per molto tempo questa patologia è stata considerata solo come una conseguenza dell’invecchiamento, portando ad una errata interpretazione dei sintomi da parte dei medici.
All’interno di questa argomentazione dobbiamo sottolinerare che con l’età si possono riscontrare modificazioni delle funzioni cognitive, che non indicano la presenza della demenza.
Utilizzato in passato come sinonimo di follia, oggi il termine demenza si riferisce esclusivamente all’invecchiamento delle cellule corticali (cortecia cerebrale) da imputare a cause che vanno dalla predisposizione genetica (che accelerano il processo) a ipertensione arteriosa, diabete, ictus, ischemie.
I sintomi che caratterizzano questa patologia sono riferiti ad una perdita delle funzioni cognitive superiori (memoria, linguaggio,attenzione, concentrazione) di entità tale
da influire sulle usuali attività sociali e lavorative del paziente. Si riscontrano anche sintomi che riguardano la sfera dell’affettività (depressione, astenia), dell’ideazione (deliri), della percezione (allucinazioni) e del comportamento (agitazione psicomotoria, wondering).

I diversi tipi di demenza
           
            Distinguiamo le demenze in due grandi categorie, degenerative e secondarie.
  • Le demenze degenerative: provocano il progressivo sgretolamento delle cellule cerebrali. Tra queste ritroviamo:
    • Demenza di Alzheimer: è la demenza senile più diffusa e ricopre il 50/70% dei casi di demenza;
    • Il morbo di Pick: l’esordio è precoce, tra i 50/60 anni. Si caratterizza per l’atrofia dei lobi frontali con presennza dei disturbi del comportamento, disibizione, impulsività, comportamenti bizzarri. Solo in una fase avanzata compaiono i deficit cognitivi nel linguaggio e nell’attenzione. Rispetto alla malattia di Alzheimer non si riscontrano disturbi nella memoria, ma molte difficoltà nel linguaggio fino ad arrivare al mutismo.
    • Degenerazione del lobo frontale: più evidenti sono i disturbi di personalità, del linguaggio e delle condotte sociali. Poco compromessi i disturbi cognitivi. Sono sempre presenti manifestazioni emotive aspecifiche, come la tendenza al riso o al pianto immotivato.
    • Malattia dei corpi di Lewy: colpisce di più gli uomini in un’età tra i 65 e i 75 anni. I pazienti sviluppano subito un quadro psicotico caratterizzato da allucinazioni visive e deliri. Questa patologia è difficile da distinguere dalla demenza di Alzheimer per le strette analogie.
    • Demenza di Parkinson: colpisce l’11% della popolazione in età matura. I sintomi all’esordio sono rappresentati da un semplice tremore alle dita e da rigidità, ma con il passare degli anni la loro gravità aumenta. Successivamente abbiamo tremore a riposo, che cessa con i movimenti volontari e nel sonno, lentezza di movimento, andatura incerta. Il deficit cognitivo fa parte della malattia e compare in fase avanzata. Ad essere più colpite sono la produzione del linguaggio che appare rallentato, come la risposta alle domande, la capacità di astrazione, di critica e di giudizio.
    • Degenerazione cortico basale: malattia rara che insorge tra i 60 e gli 80 anni e colpisce entrambi i sessi in ugual misura. I deficit sono legati alla rigidità, ai movimenti involontari.
    • Malattia di Huntington: è rara. Ha un esordio precoce tra i 35 e 40 anni. E’ caratterizzata da movimenti involontari ingravescenti, che si manifestano come smorfie del viso, tremore della testa e posture alteranti  di flessione ed estensione degli arti e del tronco. Spesso, nelle fasi iniziali, il paziente presenta una modificazione della personalità, depressione, mania e uno stato alllucinatorio simile alla schizzofrenia.

Demenze secondarie: sono demenze che hanno come comun denominatore un danno cerebrale di natura ischemica, che si manifestano sul piano clinico con sintomi e segni riferibili a un quadro di demenza. Per diagnosticare tale patologia è necessario che sia presente un quadro di demenza che si manifesti con un declino cognitivo caratterizzato da alterazione della memoria, e almeno due dei seguenti sintomi: disorientamento, alterazione dell’ attenzione, difficoltà nelle capacità linguistiche, nel calcolo, astrazione, giudizio e controllo motorio. La demenza deve esserre accopagnata da una lesione cerebrale, tipo ictus, ischemia, tia, avvenuta tre mesi prima l’esordio dei sintomi sopra descritti.
            La demenza vascolare ha un esordio brusco, al contrario della demenza di Alzheimer che ha un esordio insidioso. I deficit di memoria si presentano subito e non differeriscono molto dalla demenza di Alzheimer.

Come intervenire
            La maggior parte dei malati di demenza non si trova in ospedale, ma nelle case di crura o a domicilio, assistiti dai familiare e dalle badanti, spesso con relativo poco aiuto dai servizi sociali e sanitari.
            Nella gestione del malato a domicilio bisogna considerare la presa in cura, in modo “informale”, anche dei familiari. Queste persone, che spesso si prendono cura dei malati, hanno livelli di tensione e di stress molto alti legati, non solo alla gestione del familiare malato, ma soprattutto perché sperimentano una “perdita vivente”. La perdita della persona che una volta loro conoscevano, di cui adesso rimane ben poco. Alla luce di queste considerazioni è importante che il badante crei una relazione “sana” con il familiare per poter interagire insieme nella gestione quotidiana del malato.
           
I bisogni dei pazienti dementi cambiano in funzione al livello della malattia. Considerando i diversi tipi di demenza, abbiamo individuato alcune macro-aree più problematiche per l’assistenza e il modo per svolgerla al meglio.
    • Memoria: la perdita della memoria è uno dei sintomi che accumuna quasi tutte le demenze. Il paziente, spesso, nelle prime fasi della malattia è più confuso e turbato di fronte ai continui vuoti di memoria. In questo caso, si dovrebbe:
        • Mantenere un atteggiamento positivo;
        • Considerare i suoi sentimenti;
        • Non pensare che il malato si comporti in modo maldestro intenzionalmente;
        • Non soffermarsi sugli errori;
        • Non fare domande;
        • Usare fogli promemoria;
        • Costruire un ambiente stabile.
Disorientamento: spesso sono disorientati nel tempo e nello spazio. Questo li agita molto. Si dovrebbe:
·        Rassicurarli;
·        Dare dei riferimenti temporali basati sulle azioni quotidiane.

Vita quotidiana: il paziente demente trova maggiori difficoltà nella cura personale e nella gestione della casa. Tuttavia il fatto che abbiano bisogno di maggiore aiuto non significa che sono disposti ad accettarlo. L’assistenza, infatti, deve variare in funzione del livello di comprensione e delle capacità residue.
Per fare tutto ciò l’ambiente ha un ruolo importante. Bisogna preparare un luogo idoneo per il malato. I principali obiettivi che devono guidare le scelte dell’ambiente sono:
·        Prevedere un’illuminazione notturna per camera, bagno e corridoio;
·        Installare allarmi per il fumo e gas;
·        Verificare le chiusure di porte e finestre, eliminando le chiavi interne;
·        Eliminare tappetti e stuoie;
·        Mettere  in luoghi sicuri i detersivi e i medicinali;
·        Evitare l’uso di cere;
·        Usare cancelletti per le scale;
·        Prevedere corrimano, appigli nel bagno;
La scelta va sempre commisurata alle caratteristiche di ciascun paziente.
Un elemento importante è che il malato deve essere sempre coinvolto ed impegnato nella vita quotidiana e familiare, assegnandogli compiti semplici e ripetitivi. Questo aiuta a non incastrarlo nella categoria di demente, ma di persona con le sue capacità residue.